"Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?"
"Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?"

SERVI COME GENERALI DI UNA LEGIONE?

SERVI COME GENERALI DI UNA LEGIONE?

Lo straordinario capovolgimento nelle opere di Plauto (di Stefano Zappino, 3BST)

Il servo delle commedie plautine è di certo uno dei “tipi” più interessanti ed affascinanti che la letteratura latina ci abbia restituito. Difatti, questo personaggio, ricorrente in tutte le opere del commediografo più importante della letteratura romana antica, non rispecchia quelle che potrebbero essere le nostre convinzioni riguardo alla schiavitù in epoca romana. Il servo dovrebbe appunto rappresentare un personaggio del tutto sottomesso al suo padrone, che segua i suoi dettami per il timore di conseguenze su di sé. Plauto decide invece di cambiare le regole della gerarchia più prevedibile, in una maniera simile a quella della festa dei Saturnali. Questa festa, che dal 217 a.C. cadeva il 17 dicembre di ogni anno, aveva come caratteristica lo stravolgimento dei ruoli nella società: i servi e i parassiti si potevano sedere allo stesso tavolo dei padroni e rinfacciare loro qualsiasi cosa desiderassero, senza la paura di una punizione incombente. È in questo contesto che si colloca la figura del servus callidus, vero protagonista delle opere di Plauto.

E I GENERALI ROMANI?

Ora abbiamo chiarito precisamente la funzione che ha il servo all’interno delle storie un po’ surreali narrate dal poeta romano. Ricapitolando: il servo è colui che, grazie alla sua astuzia, riesce ad architettare espedienti geniali per far filare la storia e risolvere gli intrecci più complessi. Ma allora, perché nel titolo sono stati citati i valorosi condottieri romani? All’apparenza potrebbero sembrare del tutto fuori luogo introdurre dei generali che andavano a combattere in onore della grande Roma in delle storie popolari e comiche come quelle narrate da Plauto. Ancora più ardito sembra essere l’accostamento tra quelli che, per quanto intelligenti, rimangono comunque dei servi, e i membri più alti dell’esercito più valoroso dell’antichità. Qui però possiamo notare la genialità di Plauto, il quale rende i propri servi astuti molto simili a dei condottieri militari: infatti, la beffa messa in atto dal servo è vista proprio come una guerra. In questa metafora riferita al mondo militare il generale che determina ruoli e azioni da svolgere è, ovviamente, il servo astuto. Questa non è solamente una supposizione dichiarata da qualche studioso che potrebbe sembrare forzata, ma anzi, è Plauto stesso a renderla palese. Infatti fa spesso pronunciare ai sui personaggi delle battute con metafore molto esplicite che richiamano subito l’attenzione al campo militare. Ad esempio, nella commedia intitolata Pseudolus, l’omonimo protagonista, che è anche il servo astuto, al v. 1027 recita cosi: “ne deserat med atque ad hostis transeat”. Il fulcro della frase è “ad hostis transeat”, che significa “passare dalla parte del nemico”. Quindi il servo agisce proprio da generale che, mentre progetta i propri piani, teme che qualcuno gli dia le spalle passando dalla parte del nemico.

Concludendo, attraverso la considerazione del servo astuto come un generale che architetta una beffa ai danni di qualcuno, abbiamo aggiunto una visione di questo personaggio che rende ancora meglio il ribaltamento della gerarchia sociale che ci propone Plauto.

MA QUINDI… COSA FA QUESTO SERVO?

Per rispondere a questo quesito si può prendere in esame una delle opere più celebri della produzione del poeta: il Miles Gloriosus. In quest’opera sono presenti due servi: Palestrione e Sceledro. Il primo è l’esempio lampante del servus callidus, l’altro invece rappresenta un tipo di servo sciocco e codardo. Palestrione con la sua astuzia riesce a mettere in atto un escamotage tanto tremendo quanto geniale, con cui permette a due amanti della commedia di vedersi senza essere scoperti. Anzi, quando Sceledro intuisce l’inganno, Palestrione lo abbindola riuscendo ad inventarsi una scusa geniale che tira fuori da ogni pericolo i due amanti. Perciò il servo è considerato il personaggio cardine delle innumerevoli commedie plautine, e va proprio a mettere in scena una commedia nella commedia, con tanto di personaggi, protagonisti e antagonisti tutti orchestrati dalla sua astuzia.

BIBLIOGRAFIA:

weschool.com

rivistazetesis.it

Libro di testo (“Mercurius, di M. Bettini, Rizzoli)”